PRENOTA

Piazza Navona

Il nome Piazza Navona, deriva quasi certamente dal latino “in agonis” volgarizzato poi in “nagone” e quindi in “navone-navona”. E’ la piazza più caratteristica e spettacolare della Roma barocca ed anche la più popolare: nella particolare forma ricalca l’antico stadio di Domiziano sulle cui rovine e’ costruita.

A piazza Navona si scontrano i due massimi geni del barocco: Gian Lorenzo Bernini, creatore della monumentale Fontana dei Fiumi (Gange, Nilo, Danubio e Rio della Plata) e Francesco Borromini, artefice della chiesa di S. Agnese in Agone, la cui suggestiva facciata concava, insieme ai due campanili gemelli, rappresenta il più significativo elemento architettonico dello scenario circostante. Tra le tre fontane, che enfatizzano la spazialità e ravvivano l’effetto prospettico della piazza, quella centrale, dei Fiumi, è sormontata da un obelisco egizio, fantasioso elemento inserito da Bernini, nel contesto barocco.

Splendidi palazzi completano la scenografia: Palazzo Pamphili, eseguito dall’architetto romano Girolamo Rainaldi per l’omonima famiglia, un tempo proprietaria dell’intera piazza e, in un angolo, Palazzo Braschi, completato a fine settecento da Cosimo Morelli. L’edificio piu’ antico della piazza è comunque, la Chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore, di fronte a Palazzo Pamphili, opera quattrocentesca che conserva all’interno tesori come la Cantoria e la Cappella di S. Giacomo, capolavoro di Antonio da Sangallo il Giovane. Non dimentichi il visitatore di Piazza Navona che qui vicino, nella Chiesa di S. Luigi dei Francesi, si trovano alcuni fondamentali capolavori della pittura italiana: le grandi tele di Caravaggio, punto alto della pittura post- michelangiolesca.

Le tre grandi tele, realizzate intorno alla fine del ‘500, rappresentano la Vocazione di S. Matteo, il Martirio di S. Matteo e S. Matteo e l’Angelo: nei tre dipinti Caravaggio, inserisce un realismo nuovo ed inquietante, grazie ad un dirompente uso della luce. L’ultimo quadro risultò ai committenti tanto innovatore da essere rifiutato, come opera di chiesa, perché Matteo vi appare come un vecchio stanco e con i piedi sporchi.