PRENOTA

Il Tevere e l’isola Tiberina

Il Tevere, terzo fiume italiano per lunghezza, è il corso d’acqua che attraversa Roma ed è indissolubilmente legato alla Città Eterna fin dalla sua fondazione, grazie alla leggenda di Romolo e Remo nella cesta, arenati sotto il ficus ruminalis (da Rumon o Rumen, nome arcaico del fiume).

In antichità, lo stanziamento di Roma si colloca presso l’ultimo guado del Tevere, a poca distanza dal mare e soprattutto dalle saline; la via d’acqua tiberina, collegata con il mare, è stata da sempre il percorso più agevole e conveniente per i trasporti e i commerci. In particolare, l’Isola Tiberina era il punto fin dove le navi antiche, di basso pescaggio, potevano risalire direttamente dal mare. Poco a valle dell’Isola fu costruito in legno (e tale rimase per diversi secoli) il primo ponte di Roma, il Ponte Sublicio.

L’isola è sempre stata legata all’attività di assistenza ai malati: nell’antichità tale funzione venne esaltata con la costruzione di santuari e templi, oggi scomparsi, dedicati a varie divinità ed anche riscontrata per il rinvenimento di numerosi ex voto offerti dai malati; in epoche più recenti, la tradizione continuò con la costruzione della Basilica di San Bartolomeo, nella cui scalinata d’accesso fu lasciato funzionante un remoto pozzo d’acqua salutare, luogo di speranza per tanti invalidi. Inoltre, nell’anno 1582, l’altra chiesa presente nell’isola, dedicata a San Giovanni Calibita, fu affidata a frati spagnoli i quali vi organizzarono un ospedale che è ancora oggi in funzione e deve la sua denominazione di “Fatebenefratelli” alla litania che i religiosi cantilenavano uscendo all’imbrunire per la questua. Il collegamento dell’isola Tiberina con la città è assicurato da due ponti di antica origine: ponte Cestio unisce il quartiere di Trastevere all’isola; ponte Fabricio o “dei Quattro Capi”, il cui accesso è sorvegliato dalla medioevale Torre Caetani, comunica con la zona del Ghetto.

Gli antichi romani consideravano il fiume Tevere una divinità, personificata nel Pater Tiberinus: la sua festa annuale (le Tiberinalia) veniva celebrata l’8 dicembre, anniversario della fondazione del tempio del dio sull’Isola Tiberina ed era un rito di purificazione e propiziatorio.

Fra il XVII e il XVIII secolo furono costruiti due porti sul fiume: quello di Ripa Grande (1692) e di Ripetta (1703).

Purtroppo, nei secoli, la città ha dovuto convivere con le numerose inondazioni del fiume, che provocavano danni ingenti, spesso irreparabili, seguiti, a causa del fango, della melma e delle acque stagnanti, da grandi epidemie. Su molte mura delle case più antiche in prossimità del Tevere si possono ancora notare le targhe che indicano il livello raggiunto dalle acque.

Alla fine degli anni venti del XX secolo, la navigazione e le attività commerciali ad essa collegate persero importanza, soprattutto per il modificato aspetto del fondale dovuto a fenomeni di insabbiamento e alla costruzione dei “muraglioni”. Un’operazione necessaria per difendersi dalle piene, che provocò però un cambiamento di tutto l’ambiente tiberino, tra la demolizione di paesaggi e ambienti irripetibili come i porti di Ripetta, di Ripa Grande e Leonino e le modifiche di antichi ponti romani come il Cestio o il S.Angelo.

Oggi la navigazione fluviale si limita a fini sportivi (canottaggio) e turistici, con battelli che percorrono tratti (uno verso monte, l’altro verso il mare) del corso romano del fiume, in particolare dal Ponte Duca d’Aosta all’isola Tiberina e da Ponte Marconi a Ostia Antica.